16 novembre 2010

la Camera Doppia (Lo Spleen di Parigi, V)

"una camera che somigli a un sogno sfrenato, una camera veramente spirituale, dove l'atmosfera stagnante è tinta di leggero rosa e blu.
l'anima vi prende un lavacro d'ozio, odoroso di rimpianto e di desiderio. - è un che di crepuscolare, di bluastro e arrosato: un sogno di voluttà durante un'eclissi.
i mobili assumono forme dilatate, prostrate, languorose: hanno l'aria di sognare: come vivi di un'energia sonnambula, come vegetali e minerali. le stoffe parlano una lingua muta - simili a fiori, a cieli, a soli tramontanti.
sui muri nessun abominio artistico. di fronte alla perfezione del sogno, all'impressione non smembrata, l'arte reale, l'arte limitata, è una bestemmia. quì tutto ha il chiarore che basta e la deliziosa oscurità dell'armonia.
un sentore infinitesimo della qualità più squisita, mescolato a un lievissimo umidore, nuota in questa atmosfera ove lo spirito semisveglio è cullato da sensazioni di serra calda.
(...) sul letto è sdraiato l'Idolo, la signora dei sogni. come è arrivata quì? chi l'ha portata? quale possente magia l'ha installata su questo trono di fantasmagorie e di voluttà? ma che importa? è quì! la riconosco.
sono i suoi occhi in cui l'incendio attraversa il crepuscolo; quegli occhiolini sottili e terribili, li riconosco per la loro spaventosa malizia! essi affascinano, soggiogano, divorano lo sguardo di chi li contempla imprudente. quanto spesso li ho studiati questi astri neri che comandano la curiosità e l'ammirazione. a quale demone benigno devo di essere così circondato dal mistero, dal silenzio, dalla pace e dagli odori? o beatitudine! quel che si chiama comunemente vita - al culmine della sua gioia - nulla ha in comune con questa vita suprema che ora so, e che assaporo minuto per minuto, secondo per secondo!
no! non più minuti, non più secondi! è scomparso il tempo; e regna l'Eternità, le eterne delizie.
ma un colpo terrificante, greve, ha echeggiato alla porta - e come un sogno infernale mi è sembrato di prendermi un colpo di zappa nello stomaco.
e poi uno Spettro è entrato. un usciere che viene a torturarmi in nome della legge; una battona infame che viene a piangere miseria e ad aggiungere le sue bassezze ai dolori della mia vita; o forse un fattorino di direttore di gazzetta che reclama il seguito del manoscritto.
e camera di paradiso, idolo, signora dei sogni, Silfide - come diceva il gran René: ogni magia scompare al solpo brutale picchiato dallo Spettro.
orrore! mi ricordo! mi ricordo! sì! questa topaia, questo soggiorno della noia eterna è ben il mio. ecco i mobili idioti, imporriti, scrostati: il camino senza fuoco e senza brace, lordato di scaracchi: le finestre tristi dove la pioggia ha scavato dei solchi nella polvere: i manoscritti, cancellati o incompiuti: il calendario dove il lapis ha marcato le date sinistre.
e quel profumo di un altro mondo dove ubriacavo una sensibilità perfezionate, ahimè! al suo posto c'è una fetida tanfa di tabacco mischiato a non so che nauseoso mucidio. quì ora si respira il rancido della desolazione.
in questo mondo stretto, ma così gonfio di disgusto, un solo oggetto noto mi ride: la fiala di laudano; una vecchia e terribile amica; come tutte le amiche, ahimè! feconda di carezze e tradimenti.
oh! sì! il Tempo di restaura; il Tempo regna ora sovrano: e con l'odioso vecchio è ritornato il demoniaco corteggio di Ricordi, di Rimorsi, di Spasmi, di Paure, di Angosce, di Incubi, di Collere e di Nevrosi.
e vi assicuro che i secondi sono ora energici, hanno accenti solenni, e ognuno, sprizzando dalla pendola, urla: <<io sono la Vita! l'insopportabile! l'immendicabile Vita!>>
non c'è che un solo Secondo in tutta una vita che ha la missione di annunciare una buona nuova, la buona novella che dà a ognuno una paura inesplicabile.
sì! il Tempo regna: ha rimesso in piedi la sua brutale dittatura. e mi sforza con il suo doppio sprone, come se fossi un bue. <<arri-ò, bestione! ora suda, schiavo! e vivi, dannato!>>"

perchè è tardi, diluvia e sono quì a macinare angoscia e spremere sanguigno succo di disperazione, perchè sono una sadica schiava di me stessa.
 è vero, non so fermare la mia testa... però tu in qualche assurdo e incomprensibile modo riesci quantomeno a spargere un po' di nebbia sul troppo nitido panorama dei miei pensieri più ossessivi.
tu con quella dannata espressione indecifrabile, così lontana dall'eterno squallore in cui ricadono le altre migliaia e migliaia di espressioni che vedo ogni giorno, che non m'incuriosiscono più, che so già da quale banalità nascono e in quale raccapricciantemente scontato esito culmineranno.
i tuoi meravigliosi occhi cangianti...
mi ricordi le nuvole. con quel carico di leggerezza e onerosa malinconia...
e quando esci da quì ripiombo nel mio inferno.

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