e un giorno, dopo tempo, uno ci crede, che sia possibile. alti e bassi sì, ma non conta... ieri pomeriggio malgrado la grossa botta ero agitata come lo ero prima di un saggio, quando tutti si preparavano, e io fino all'ultimo momento schizzavo da una parte all'altra, controllavo cosa facevano gli altri, come si truccavano, come si cambiavano, e mi gasavo un sacco, mi sentivo parte di un gioco bellissimo. un attimo prima di iniziare poi era il mio turno, correvo a prepararmi in preda a fremiti fantastici, non mi guardavo nemmeno tanto allo specchio prima di infilare i pattini, mi sistemavo di getto, come se quello fosse l'unico modo possibile di essere perfetta, perchè sarei stata istintivamente me stessa. l'agitazione cresceva. aspettavo di fare qualcosa che mi dava la vita.
e ieri, così, capisci? per un arrivo nemmeno troppo programmato, io avevo di nuovo quell'agitazione addosso. saranno stati secoli che non mi sentivo così. chè poi, quando ti abitui a vivere nella penombra, anche la più flebile fiamma di una candela ti sembra potente come la luce di un astro enorme.
e stamattina io quella luce ce l'avevo messa, nel mio dipinto!
"parlaci tu, sennò io la picchio..."
sì, la frattura c'è e si vede. sì, atipica, originale, hai cominciato da un punto stranissimo. rosso, nero, colori violenti, sanguigni. sprazzi di bianco, scie di vuoto che sembrano bruciare. prevalenza di visceralità per 2/3 della mia gloriosa opera. e quella profondissima fessura in mezzo. netta, che anche un bambino si renderebbe conto che lì non c'è davvero continuità. paura, angoscia, confusione.
e poi... all'inizio del foglio, sulla parte sinistra, che è quella da cui le persone ammodo cominciano, - e che per me invece era la conclusione- c'ho messo qualcosa di nuovo. non mi è venuto difficile, era... naturale, mi sembrava perfettamente in linea con quest'ultimo periodo. diocane, quella conclusione stonata mi suonava paradossalmente coerente, sì! yuppi. vai, piccola, vai che forse stavolta le cose si mettono meglio!
e poi...
poi.
"connettiti"
"ci so. ma te non sei online!"
"che minchia dici, ci so' sì..."
e mi accorgo che, a parte un paio di contatti, tutti gli altri sono nomi senza corrispondenze di volti, di ricordi... insomma sconosciuti. guardo l'immagine in alto a sinistra. eh, no, piccola, quell'account non è il tuo! checcàzzo fai, chiudi subito, su.
... è la smania di conoscere che mi fotte.
e subito crolla il castello di saliva e cartapesta colorata.
profili francesci in agguato.
altro che noia, tu dentro c'hai il vuoto. ma un vuoto che è un buco nero, se riesce a risucchiare in un battito di ciglia tutta la luce che un attimo prima era lì, che danzava tenera, tra mille eleganti evoluzioni di fumo azzurro.
la verità fa male, da morire, dio infame. come avevo fatto a dimenticarmene?
ma va bene, va bene così: ho visto, ora so. può farmi schifo, male, ma almeno so.
la realtà si riprende lo spazio che i sogni le avevano negato per pochi, densi istanti.
io sulle trottole che girano per sempre col loro moto perpetuo del cazzo non c'ho mai fatto affidamento.
esondazioni saline mi riempiono gli occhi, quegli occhi che avidi hanno voluto osare. the punishment due.
che il fuoco mi arda viva, perdìo!
almeno morirò da vera strega. che preferisce morire per la verità, e delle tenebre non ha più paura...
come puoi averne paura, se ce le hai dentro?
sono io, il buio.
torno nella mia faglia.
che non si salderà MAI.
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