30 novembre 2010

puf!

tutto quello che vivo vive un solo attimo, insana instabile.
in un attimo posso essere tutto e dopo un attimo il contrario di tutto con nochalance.
tutto ha valore "hic et nunc", nessuna verità in tasca.
per un attimo forse ho anche goduto di quella specie di "fine" che mi ero praticamente inventata e -più grave! - imposta. perchè sarebbe stata una conferma. un fatto che verifica l'esatta postulazione interpretativa di tanti altri precedenti. come un... sollievo. come dire "beh, vedi? tanto lo sapevo che non poteva essere così!"
che pigrona del cazzo che sono.
un paranoica pigrona del cazzo! 

devo fare ancora un mare di strada per approdare a una luce un po' più stabile :(

... broken.

me l'avevano detto che forse ci avrei convissuto a vita. la guarigione è possibile, piccola... oppure ti puoi bruciare. ma tu hai dentro un'energia impressionante, usala. vivi. non bruciare la tua energia per una poderosa, inutile implosione.
e un giorno, dopo tempo, uno ci crede, che sia possibile. alti e bassi sì, ma non conta... ieri pomeriggio malgrado la grossa botta ero agitata come lo ero prima di un saggio, quando tutti si preparavano, e io fino all'ultimo momento schizzavo da una parte all'altra, controllavo cosa facevano gli altri, come si truccavano, come si cambiavano, e mi gasavo un sacco, mi sentivo parte di un gioco bellissimo. un attimo prima di iniziare poi era il mio turno, correvo a prepararmi in preda a fremiti fantastici, non mi guardavo nemmeno tanto allo specchio prima di infilare i pattini, mi sistemavo di getto, come se quello fosse l'unico modo possibile di essere perfetta, perchè sarei stata istintivamente me stessa. l'agitazione cresceva. aspettavo di fare qualcosa che mi dava la vita.
e ieri, così, capisci? per un arrivo nemmeno troppo programmato, io avevo di nuovo quell'agitazione addosso. saranno stati secoli che non mi sentivo così. chè poi, quando ti abitui a vivere nella penombra, anche la più flebile fiamma di una candela ti sembra potente come la luce di un astro enorme.
e stamattina io quella luce ce l'avevo messa, nel mio dipinto!
"parlaci tu, sennò io la picchio..."
 sì, la frattura c'è e si vede. sì, atipica, originale, hai cominciato da un punto stranissimo. rosso, nero, colori violenti, sanguigni. sprazzi di bianco, scie di vuoto che sembrano bruciare. prevalenza di visceralità per 2/3 della mia gloriosa opera. e quella profondissima fessura in mezzo. netta, che anche un bambino si renderebbe conto che lì non c'è davvero continuità. paura, angoscia, confusione.
e poi... all'inizio del foglio, sulla parte sinistra, che è quella da cui le persone ammodo cominciano, - e che per me invece era la conclusione- c'ho messo qualcosa di nuovo. non mi è venuto difficile, era... naturale, mi sembrava perfettamente in linea con quest'ultimo periodo. diocane, quella conclusione stonata mi suonava paradossalmente coerente, sì! yuppi. vai, piccola, vai che forse stavolta le cose si mettono meglio!
e poi...
poi.
"connettiti"
"ci so. ma te non sei online!"
"che minchia dici, ci so' sì..."
e mi accorgo che, a parte un paio di contatti, tutti gli altri sono nomi senza corrispondenze di volti, di ricordi... insomma sconosciuti. guardo l'immagine in alto a sinistra. eh, no, piccola, quell'account non è il tuo! checcàzzo fai, chiudi subito, su.

... è la smania di conoscere che mi fotte.



                                                                          (BREAK POINT)



e subito crolla il castello di saliva e cartapesta colorata.
profili francesci in agguato.
altro che noia, tu dentro c'hai il vuoto. ma un vuoto che è un buco nero, se riesce a risucchiare in un battito di ciglia tutta la luce che un attimo prima era lì, che danzava tenera, tra mille eleganti evoluzioni di fumo azzurro.
la verità fa male, da morire, dio infame. come avevo  fatto a dimenticarmene?
ma va bene, va bene così: ho visto, ora so. può farmi schifo, male, ma almeno so.
la realtà si riprende lo spazio che i sogni le avevano negato per pochi, densi istanti.
io sulle trottole che girano per sempre col loro moto perpetuo del cazzo non c'ho mai fatto affidamento.
esondazioni saline mi riempiono gli occhi, quegli occhi che avidi hanno voluto osare. the punishment due.
che il fuoco mi arda viva, perdìo!
almeno morirò da vera strega. che preferisce morire per la verità, e delle tenebre non ha più paura...
come puoi averne paura, se ce le hai dentro?
sono io, il buio.
torno nella mia faglia.
che non si salderà MAI.

28 novembre 2010

lungo buio di questa domenica.

dannazione eterna. continuo a vederti con lei.
quanto veleno ancora devo ingoiare, e perchè?
che poi, macheccààzzo, a quest'ora dovrei già beneficiare degli effetti della mitridatizzazione...
seee, 'sta minchia!

no, chè poi se ci penso su, non ha senso che ti butti via con me. perchè l'hai fatto?
non potevi lasciarmi tranquilla per i cazzi miei, eh, no... tutti con la smania di fare i crocerossini. chi per l'ego, chi per la noia, ma io vi vorrei vedere tutti ricoperti dal vostre sangue. il vostro sangue misto, che è tipo acquiccioso, perchè il sangue denso e vivo non l'avete mai visto schizzare da una vena. mai...
ma io sì. l'ho visto bene, e mi ricordo bene quel sapore un po' acre prima, dolcissimo poi. ci avrei sguazzato per sempre, in quel sangue. non avrei fatto altro per tutta la vita, perchè quel sangue lì è davvero vita.
eri la mia vita.
e ora... ora ho difficoltà a disegnare la tua faccia, così invecchiata. nuove rughe scavate da un nuovo dolore. anzi, in realtà è il solito vecchio dolore, che un tempo condividevamo... e ora non più.
a volte, nella mia più sola solitudine, penso a quando fissavi per secoli il pavimento... poi mi guardavi, e piegavi all'insù l'angolo sinistro di quella tua bocca maledetta, abbozzando un sorriso che voleva dire tutto.
e mi manca...
ma poi capisco che è tutto finito, e... sai cosa? non mi manchi più. è già troppa la vita che ci siamo rubati a vicenda, basta così. ho smesso anche di fare incubi che ti riguardino, e nessun demonio viene più a pugnalarmi i reni quando rivedo quel braccialetto rosso e nero il cui intreccio rispecchiava il nostro.

e ora? stoltissima, di nuovo un altro giogo. un'altra catena, un altro dolore...
ma più dolce, forse quindi soffrirò il quadruplo.

posso uscire da questa vita?
vi lascio tutto, ma datemi la mia libertà.

provai dolori laceranti...

 ... uno scricchiolio nelle ossa, una nausea mortale, e un orrore dello spirito che non può essere superato  nemmeno nel momento della nascita o della morte.  poi quest'agonia  cominciò a placarsi, e tornai in me come da una grave malattia.
voglio avvalermi di referenti letterari di altissimo livello, citando  invano Conrad, McCarthy, Dickens e Kafka (Heart of Darkness, Meridiano di sangue, Il circolo Pickwick e La Metamorfosi). 
mettiamo che ci siano Kurtz, il giudice Holden e Pickwick che camminano in riga e a braccetto - trascinando con una corda Samsa, che fa lo gnorri - mentre intrattengono  un'insulsa conversazione da sit-com scadente lungo una stradina buia, puzzolente e infestata di pozzanghere mefitiche, in cui si scorge in lontananza l'insegna intermittente del bordello più selvaggio e abietto...
come idea di squallore e desolazione può andare?
<<Fu come se un velo fosse stato squarciato. Su quel volto di avorio
vidi un'espressione di orgoglio tenebroso, di forza spietata,
di terrore codardo, di un'intensa e inguaribile disperazione.
[...] Urlò in un sussurro a qualche immagine, a qualche visione.
Urlò 2 volte, un grido che non era in un respiro.
"Che orrore! Che orrore!">>
<<Al mattino un sole color dell'urina sorgeva attraverso cortine di sabbia
su un mondo oscuro e indistinto.
[...] regni demoniaci chiamati a raccolta o terre create dalle fate
che al sorgere del giorno non avrebbero lasciato dietro di sè
nè traccia nè fumo nè rovine,
proprio come gli incubi>>
<<Lo spirito che arde dentro di noi è come una gerla,
su cui grava il pesante fardello delle cure e degli affanni terreni,
e quando lo spirito vien meno, il carico
è troppo pesante per essere portato.
E crolliamo sotto di esso>>
E infine la citazione  legata alle mie tremende allucinazioni entomologiche...
<<Le sue numerose zampe,
pietosamente esili se paragonate alle sue dimensioni,
gli tremolavano disperate di fronte agli occhi>>
eccoci. ora ci siamo. Un viaggio nell'essenza dell'orrore primordiale, incoscio e collettivo, intrapreso lungo la rotta dell'apocalisse, a bordo del veicolo dell'autismo, della bonarietà, della stoltezza e dell'egoismo, seguendo attentamente i segni dell depravazione e della meschintà, e badando che le mani non si trasformino in tenaglie.
(VI AGGIUNGA IL LETTORE EFFETTI SONORI COME URLA SATANICHE CHE RIECHGGIANO IN UNA CRIPTA GOTICA SCONSACRATA, SCALPICCIO DI NUMEROSI PICCOLI VISCIDI ESSERI, SCHIOCCHI D'ELASTICO DI GIARRETTIERA E RISA DIABOLICHE E METALLICHE).

25 novembre 2010

trasfusioni

quì ci sarà il delirio,
viaggiatore d'azzardo.
ho già usato il mio sangue
per scrivermi in fronte
che sono figlia del caso.
niente di nuovo?
sempre oziamo
e bruciamo le spoglie,
sempre autunno.
niente di nuovo?
dopo il banchetto,
la partenza,
soldati spartani
impiegati
(nei soli giorni feriali!).
e dopo il banchetto,
la partenza,
armati solo
di mitra e contrabbasso.
ancora niente di nuovo?
una luce bianca
mi indica
la strada
che porta al tuo sangue.
senza anticorpi,
sento che è arrivato
il momento di partire.
 ti lascerò
esangue!

23 novembre 2010

Guano Apes - Rain




i'm alone
can't wait until i feel your rain
so unreal
can't find another place of your rain
i believe
i still believe in your warm rain
i'm alone
can't sleep until i feel your rain


... voglia di pioggia.

dall'oltretomba

schifo
  dal putrido schiaffo
 sulla mia faccia che
   urla
 nel giubileo di donne,
rese
   mostri
di uomini
  ancoràti alla parrucca.


   chiamami
           
     INFERNO,

chè nel mondo
    reso città
 non sopravvivo.

        
                      ... tanto  non risponderò.

21 novembre 2010

heavy

respira e ammira
che aria pesante, invecchiata

stanca

per l'affitto di uomini,
clienti pessimi,
figli irriconoscenti.
bizzarro il giogo
di leoni & cinghiali

20 novembre 2010

DIRT

mai avvertito tanto il peso della frustrazione,
ora sono del tutto priva di controllo.
uccidimi e scavami dentro,
non voglio più vivere.
in fondo,
uno che se ne sbatte di vivere,
dovrebbe semplicemente smettere di esistere!
ho provato a nascondermi
da ciò che è sbagliato per me...
ora voglio assaggiare qualcosa che sappia di sporco
come un colpo bruciante di pistola in bocca.
lo voglio sentire sulla mia lingua.
scrostami dalle pareti,
impazzisci
come hai fatto impazzire me!
sei davvero speciale...
riesci a farmi sentire sporca.
ora usa quest'abilità
per scavarmi dentro,
nel profondo
e ricoprimi di sporco.

(traduzione estremamente libera di Dirt degli Alice... e di chi, sennò!)




... un po' marylinmansoniana, lo riconosco.

19 novembre 2010

naked tightrope walker

Zanna : "forse non ho le palle per farcela, o forse ho le palle per ammettere che non ce la faccio" (...)
Tekla : " non ho mai voluto persone che mi prendessero in braccio. sapere che sono io a salvare... mi da vita"
Zanna : "ma hai deciso che mi devi salvare...?"
Tekla : "... tu hai bisogno di me?"
Zanna : "ma poi, chi cazzo te l'ha detto che mi voglio salvare?!?"

il mito della fragilità. non c'è pelle sufficientemente scorticata che non abbia conosciuto la noia, questo è certo. e le manie, le fobie, le follie... roba per marinai che tentano il divorzio dalla realtà, cercando di disancorarsi da quel mare di merda che è la loro stupida, inutile, insensata, frustrata vita.
l'attrazione per le cose delicate tiene vivi, perchè costanti devono rivelarsi la tensione, lo sforzo, l'impegno di non romperle. tutto il resto è piatto e prevedibile, se dovesse rompersi troverebbe un valido sostituto nell'arco di due minuti, tanto scorre tutto grigiamente uguale, il mondo è fatto di cloni senza più colori nè fantasia.
ma per quelle piccole e rare cose delicate non è così. sei lì sul filo del rasoio a controllare ogni respiro, calibrare ogni gesto con la precisione d'un chirurgo, filtrare le parole perchè abbiano il suono più musicale possibile. contorcersi e sudare freddo e trattenere il fiato, deliziosi bocconi di piacere da divorare con atroce avidità.  l'unico modo di assaporare quel qualcosa che resterebbe, altrimenti, eternamente sfuggente.
cosa non siamo disposti a perdere per trovare due goccine d'adrenalina!
un egoista, per necessità... e non ti biasimo.
perchè anch'io di te ho bisogno.
una boccata di ossigeno fresco, come respirare a polmoni aperti ad altissima quota. mi devi stordire, sì. devo vedere vette da vertigini che dal basso gli altri nemmeno immaginano. e che se riescono a immaginarsele, gli deve girare la testa e devono anche maledire il momento in cui hanno anche solo accarezzato l'idea di osare tanto.
non vedrei più il marciume di quei tipi assurdi lì,  in basso, pronti a sbattersi solo per cose che li privino di umanità. la mia testa smetterebbe di mietere vittime innocenti, se ne andrebbero tutte le loro stridule, perforanti voci.
ho voglia di saltare nell'ignoto nuda.
se ci sei davvero, dive with me.
io sul palcoscenico interpreterò me stessa, e non mi verrà nemmeno bene perchè non so nemmeno di che forma sia fatta!

16 novembre 2010

la Camera Doppia (Lo Spleen di Parigi, V)

"una camera che somigli a un sogno sfrenato, una camera veramente spirituale, dove l'atmosfera stagnante è tinta di leggero rosa e blu.
l'anima vi prende un lavacro d'ozio, odoroso di rimpianto e di desiderio. - è un che di crepuscolare, di bluastro e arrosato: un sogno di voluttà durante un'eclissi.
i mobili assumono forme dilatate, prostrate, languorose: hanno l'aria di sognare: come vivi di un'energia sonnambula, come vegetali e minerali. le stoffe parlano una lingua muta - simili a fiori, a cieli, a soli tramontanti.
sui muri nessun abominio artistico. di fronte alla perfezione del sogno, all'impressione non smembrata, l'arte reale, l'arte limitata, è una bestemmia. quì tutto ha il chiarore che basta e la deliziosa oscurità dell'armonia.
un sentore infinitesimo della qualità più squisita, mescolato a un lievissimo umidore, nuota in questa atmosfera ove lo spirito semisveglio è cullato da sensazioni di serra calda.
(...) sul letto è sdraiato l'Idolo, la signora dei sogni. come è arrivata quì? chi l'ha portata? quale possente magia l'ha installata su questo trono di fantasmagorie e di voluttà? ma che importa? è quì! la riconosco.
sono i suoi occhi in cui l'incendio attraversa il crepuscolo; quegli occhiolini sottili e terribili, li riconosco per la loro spaventosa malizia! essi affascinano, soggiogano, divorano lo sguardo di chi li contempla imprudente. quanto spesso li ho studiati questi astri neri che comandano la curiosità e l'ammirazione. a quale demone benigno devo di essere così circondato dal mistero, dal silenzio, dalla pace e dagli odori? o beatitudine! quel che si chiama comunemente vita - al culmine della sua gioia - nulla ha in comune con questa vita suprema che ora so, e che assaporo minuto per minuto, secondo per secondo!
no! non più minuti, non più secondi! è scomparso il tempo; e regna l'Eternità, le eterne delizie.
ma un colpo terrificante, greve, ha echeggiato alla porta - e come un sogno infernale mi è sembrato di prendermi un colpo di zappa nello stomaco.
e poi uno Spettro è entrato. un usciere che viene a torturarmi in nome della legge; una battona infame che viene a piangere miseria e ad aggiungere le sue bassezze ai dolori della mia vita; o forse un fattorino di direttore di gazzetta che reclama il seguito del manoscritto.
e camera di paradiso, idolo, signora dei sogni, Silfide - come diceva il gran René: ogni magia scompare al solpo brutale picchiato dallo Spettro.
orrore! mi ricordo! mi ricordo! sì! questa topaia, questo soggiorno della noia eterna è ben il mio. ecco i mobili idioti, imporriti, scrostati: il camino senza fuoco e senza brace, lordato di scaracchi: le finestre tristi dove la pioggia ha scavato dei solchi nella polvere: i manoscritti, cancellati o incompiuti: il calendario dove il lapis ha marcato le date sinistre.
e quel profumo di un altro mondo dove ubriacavo una sensibilità perfezionate, ahimè! al suo posto c'è una fetida tanfa di tabacco mischiato a non so che nauseoso mucidio. quì ora si respira il rancido della desolazione.
in questo mondo stretto, ma così gonfio di disgusto, un solo oggetto noto mi ride: la fiala di laudano; una vecchia e terribile amica; come tutte le amiche, ahimè! feconda di carezze e tradimenti.
oh! sì! il Tempo di restaura; il Tempo regna ora sovrano: e con l'odioso vecchio è ritornato il demoniaco corteggio di Ricordi, di Rimorsi, di Spasmi, di Paure, di Angosce, di Incubi, di Collere e di Nevrosi.
e vi assicuro che i secondi sono ora energici, hanno accenti solenni, e ognuno, sprizzando dalla pendola, urla: <<io sono la Vita! l'insopportabile! l'immendicabile Vita!>>
non c'è che un solo Secondo in tutta una vita che ha la missione di annunciare una buona nuova, la buona novella che dà a ognuno una paura inesplicabile.
sì! il Tempo regna: ha rimesso in piedi la sua brutale dittatura. e mi sforza con il suo doppio sprone, come se fossi un bue. <<arri-ò, bestione! ora suda, schiavo! e vivi, dannato!>>"

perchè è tardi, diluvia e sono quì a macinare angoscia e spremere sanguigno succo di disperazione, perchè sono una sadica schiava di me stessa.
 è vero, non so fermare la mia testa... però tu in qualche assurdo e incomprensibile modo riesci quantomeno a spargere un po' di nebbia sul troppo nitido panorama dei miei pensieri più ossessivi.
tu con quella dannata espressione indecifrabile, così lontana dall'eterno squallore in cui ricadono le altre migliaia e migliaia di espressioni che vedo ogni giorno, che non m'incuriosiscono più, che so già da quale banalità nascono e in quale raccapricciantemente scontato esito culmineranno.
i tuoi meravigliosi occhi cangianti...
mi ricordi le nuvole. con quel carico di leggerezza e onerosa malinconia...
e quando esci da quì ripiombo nel mio inferno.

12 novembre 2010

the Outsider

domani riapro il pc, mi sveglio e mi sento dire: "sei a posto".
no, amico, magari. sono anni che non sono a posto, che non siamo a posto. la verità è un'altra.
SEI FUORI POSTO.
segregazioni vendute come paradisi della tranquillità.
per scoraggiare qualsiasi idea di uscire semplicemente per prendere un po' d'aria!
tanto il mondo là fuori è solo pericolo.
ognuno col suo quadrato di giardino, la sua automobile in cui sigillarsi con l'aria condizionata per spostarsi da casa al lavoro, dal lavoro al centro commerciale, e poi di nuovo a casa-il sacrosanto diritto al proprio pezzetto di mondo privato. la sua legittima fetta di solitudine.
non c'è più niente, se non il ronzio di televisioni accese: l'inferno della solitudine residenziale.
il tipo con l'espressione da bel tenebroso senza sorriso, appoggiato allo stipite di una finestra d'acciaio che sembra quella di un carcere di sicurezza. pensa che quando si parla del suo privato, lui non ammette di certo intrusioni! chiude semplicemente le finestre con il mondo, e nessuno può entrare.
"la nostra casa, la nostra vita". sembra un motto di un'azienda di porte blindate. invece è quello che in molti cercano. porte e finestre blindate per chiudere fuori il mondo. dove cazzo è la falla? perchè è chiaro che dev'esserci una falla, una crepa, in un sistema di valori che eleva l'isolamento e la sicurezza blindata a modello di vita, e poi lamenta la solitudine come male sociale assoluto.
quand'è che si è soli? quando non si hanno una moglie/ un fidanzato/ un amante? quando non si ha una famiglia? quando non si hanno amici? oppure si è soli, per dirla con Thoreau, quando non si è vicini "alla sorgente perenne della propria vita"? forse la risposta è diversa per ogni essere umano. per me, essere sola è una condizione normale. che poco ha a che vedere con il fatto che io abbia o meno un ragazzo, una famiglia, degli amici. è una condizione nella quale ho imparato molto di me stessa e del mondo. essere soli permette di aprirsi agli sconosciuti, e scoprire così che il mondo può anche non essere quel posto ostile dove occorre guardarsi da tutti quelli che non si conoscono e non fanno parte della nostra ristretta cerchia di persone fidate. scoprire che le solitudini sono capaci di incontrarsi. e che la solitudine, al contrario del suo compagno cattivo, l'isolamento, può essere uno straordinario esercizio di libertà.
straniera nella mia terra con il sangue misto...

http://www.youtube.com/watch?v=RGhBu1sBICw

help me if you can, it's just that this, is not the way i'm wired, so could you please help me understand why you've given in to all these reckless dark desires? you're lying to yourself again, suicidal imbecile, think about it, put it on a fault line! what'll it take to get it through to you, precious? i’m over this. why do you wanna throw it away like this, such a mess?  i don't wanna watch you.
disconnect and self destruct one bullet at a time... what's your rush now?
everyone will have his day to die!
medicated
drama queen
picture perfect numbelligerence
narcassistic
drama queen
craving fame and all its decadence.
why don't wanna watch you? they were right about you...
COALESCE!
... what's your hurry? everyone will have his day to die, and if you choose to pull the trigger, should your drama prove sincere to be somewhere far away from here...?!?

07 novembre 2010

the bluebird

c'è qualcosa di molto pericoloso nella ricerca di un punto d'incontro tra le spietate e aride meccaniche della ragione e il ben più dolce ma sfuggente sentimento. non so se avrei preferito che Pròt fosse un semplice umano con disturbi mentali, mettendomi in pace la testa- avendola privata del piacere di mettere in discussione le varie etichette funzionali- oppure se davvero c'avevo sperato, che 'sto tizio fosse un dannatissimo savio proveniente da k-PAX.
non mi spaventano la catatonia o la collisione-espansione dell'universo con il conseguente eterno ritorno delle mie stupidissime azioni: vorrei solo un maledetto rimedio per chetarmi il cervello o il cuore o l'anima o come cazzo si chiami qull'aggeggio inutile che mi fa sentire così profondamente scissa e paralizzata. burro e marmellata non sono un binomio inscindibile, ma... porcoddio se spaccano il culo, quando li mangi insieme! ecco, credo che il mio "uccello azzurro" lo vedrò quando sarò in grado di coniugare quelle due componenti lì. un po' come l'eterna lotta tra Illuministi & Romantici: ma se Diderot e Friedrich si facessero un paio di righe insieme e dopo si mettesero a stronzeggiare come amici di lunga data, quanto sarebbe più figo?! sarebbe come avere il tutto e l'assoluto nulla. tutti e due insieme!
un giorno anch'io mi fonderò misticamente con la mia assassina. lì sì che sarà uno spasso
per ora mi limito a provare a dormire, visto che fuori c'è già luce.
oh, ma guarda, ecco la mia assassina che mi spia appollaiata sul bordo del letto!
exit light, enter night
sempre avuto un sacco di beghe col tempismo, io.  -.-'

06 novembre 2010

dig.

guardami attraverso,
perchè sono trasparente.
dovresti conoscermi, sai,  ma...
perchè ancora non conosci te stesso?
sto iniziando ad avere
tutto quello che
non posso avere...
mi agito dentro come una fottuta pazza,
mentre guardo l'ombra di quest'autunno.
tu sei bianco, io...
io sono grigia.
e guardo l'ombra dell'autunno.

La Lettre by Michel Gondry