01 luglio 2012

X, Y, Z

succede che, come nella statistica, a volte sia necessario mettere in relazioni delle variabili.
il primo di luglio di tre anni fa ero più meno nelle stesse condizioni in cui sono ora: mi preparavo all' orale dell'esame di maturità, un caldo bestia, un sacco di stanchezza. così ora, cambia l'esame, ma la solfa è quella.  tutti si preparano alla Grande Partita che io non vedrò, ma poco male perchè poco m'importa. le partite di calcio mi annoiano un botto, non ci posso fare niente. comunque, so già che sarà dura riposare col casino che ci sarà (indipendentemente dal risultato, dato che quì e pieno di spagnoli), col caldo, col pensiero dell'esame. ma vabbè. 
dicevamo di mettere in relazione le variabili. dunque, se c'è una cosa che mi gasa parecchio, quando studio, è il caso che si verifica quando sto leggendo un qualcosa, e la mia mente, svarionando, comincia a vagare, a collegare concetti, a porsi domande; quando poi torno sul libro, e scopro, in genere dopo poche righe, che il mio pensiero precedente, che magari m'era sembrato solo tempo perso, o al più una poco proficua distrazione, è esplicitato dal libro stesso, capisco di essere entrata nel nocciolo della questione, di aver carpito il flow. come a dire: "ci sono dentro". 
e questo per il giochino delle relazioni fra le variabili: che collegamento c'è fra questo e quello? eccetera eccetera.
succede, poi, che nel suddetto pomeriggio afoso, ci si interroghi sulle correlazioni di tali variabili nel corso della propria vita. che andamento sta avendo? segue la media? la varianza è spiegabile da variabili che ho tenuto in considerazione, o c'è qualche variabile nascosta che non sto valutando? e ci sono, al solito, conferme e smentite, dati mancanti, relazioni causali e valori random.
mi urta molto che la gente non tenga conto delle fottute variabili. se non nel confronto continuo delle cose, col loro passato, con l'ambiente esterno, nelle relazioni umane eccetera, che cazzo di senso ha vivere? finisce che si vive per inerzia, per abitudine, per pigrizia; finisce che non si può mai migliorare, o cambiare, o nemmeno capire 'na beata minchia.
ora, per esempio, mi chiedo: da quanto tempo non scrivi sulla tua bella agendina, perchè hai smesso di "corteggiarmi"? perchè oggi non mi manchi affatto, e anzi ti sento... un peso...? e perchè, oggi come tre anni fa, in un momento così importante della mia vita, sia così ... sola?

vorrei tanto che si potesse trovare, nella vita, il modo di individuare una specie di retta che mostri il miglior adattamento possibile a spiegare i parametri delle Grandi Questioni, in funzioni delle quali, poi, poter calcolare le differenze dovute agli scarti dalla media, e regolarsi di conseguenza.

per ora mi limito a cercare di passare l'esame di statistica che c'ho domani.

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