16 aprile 2011
Hiroshima Mon Amour (Resnais, 1959)
"... le mani diventano inutili, nella cantina. graffiano e raschiano via le pietre, fin quando non ti sanguinano. e' tutto ciò che puoi pensare per darti conforto, e per ricordare. mi piaceva il sangue da quando avevo assaggiato il tuo. il mondo mi passa sopra la testa, al posto del cielo, ovviamente. guardo il mondo scorrere via. di furia durante la settimana, senza fretta le domeniche. non sa che sono nella cantina. sono convinti che io sia morta. morta, lontana da Nevers. mio padre preferisce così, da quando mi disonorai. mio padre preferisce...
-urli?
- all'inizio no. chiamo piano il tuo nome.
-ma io sono morto!
-e io lo chiamo lo stesso. anche se sei morto. poi, un giorno, grido all'improvviso, forte, come una persona sorda. quando questo avviene, mi sbattono in cantina. per punirmi.
-cosa urlavi?
-il tuo nome in tedesco. solo il tuo nome. il solo ricordo che mi è rimasto è il tuo nome. poi prometto che non griderò più, così mi riportano nella mia stanza. ti desidero così ardentemente che non lo sopporto.
-hai paura?
-ho paura, ovunque. in cantina. nella mia camera...
-di cosa?
di non vederti più. mai più".
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