02 marzo 2011

non ci posso fare niente.

c'è un vento che fischia aguzzino, quì fuori. soffia forte che sembra che urli e pianga e trascina con se tutto quello che ho di buono dentro, in qualche recondito angolo di me stessa. e non gli basta ancora, sta lì e soffia forte, ma cosa sta cercando? perchè non mi dai tregua, cosa corri a fare, non vedi che la mia andatura è così vacillante e incerta? non vedi che annego nelle pozzanghere di fango? non vedi che tutto fuori è così scuro e c'è silenzio, che nella notte il rumore dei passi è coperto da quello di poche foglie ormai al tramonto che stanno lì, a stento fanno qualche giro in aria, per il resto si lasciano sbattere quà e là per poi cadere, una volta e per tutte, sull'asfalto, chè tanto qualcuno senza curarsene nemmeno tanto le calpesteràcon la maggiore violenza possibile di questo mondo - che è il peggiore dei mondi- , che cioè è l'indifferenza. ovviamente del sangue che concima sotto il fogliame un aborto di suffragio.
mondo atroce, perchè questo dannatissimo vento? ora mi pare che stia addirittura ridendo di me, ma questo mi preoccupa meno, dato che lo sovrasta già a mani bassi l'eco della risata che me stessa si fa di me stessa. sono risate grasse e con un corpo, che ti possono prendere a schiaffi e se ti rassegni le puoi addirittura abbracciare.
forse ora è cambiato. mi pare che stia fischiettando un motivetto che conosco bene, ma solo io, eh... mi ricorda di qualcosa di cui ho una paura bestia. mi ricorda che devo preoccuparmi di una questione piuttosto pesante, tra poco. che poi magari non è nemmno così poco, ma prima o poi ci cadrò e dovrò fare qualcosa perchè sennò mi ritroverò con le tasche piene di polvere, vastissime distese di polvere, somigliasse almeno a quella del deserto...!
e invece non le somiglia per niente. è solo odiosa polvere, scheletro di qualcosa che ha avuto una vita e poi una stupida morte, come tutte le cose. un po' la brutta copia di se stessa, 'sta polvere amara che ti ci puoi riempire la bocca e, se hai fortuna, la impasti col sangue e ti torna presto in mente quanto sia fottutamente acre l'odore di questa vitaccia.
i tuoi vecchi vestiti senza forma in un armadio, non ti stanno nemmeno, e se ti stanno non ti sembrano più nemmeno i tuoi e vorresti dargli fuoco per togliergli quell'odore, per purificare tutto, per dimenticarti di averli indossati per  interpretare una maschera meschina.
ho paura ho paura e ho paura, come cazzo lo devo dire, ancora? ho paura. il vento mi oscura l'orizzonte mentre nelle mie visioni mi vedo imperatrice seduta nell'inferno del padre, e rido educata delle mie follie. un morto senza delitto. vedo un cielo diafano che impallidisce in un colore tetro, silenzio. chi sei tu? ho girato la testa senza coraggio al suono di una voce sconosciuta, senza tregua. sento sotto i piedi i granelli abortiti dal seme della noia. ah, ma sto pestando me stessa!
ebbra di disperazione, a domani la speranza. e nel cielo in lutto, vedo i tuoi occhi, calmi e dolci, come una carezza...
cosa? che cos'ho scritto? non lo ricordo già più. toh, sento il vento! il vento, quello che si porta via tutto... ciao, amico vento!
ma... c'è l'alba? ecco che nel singhiozzo disperato del vento, si tracciano le prime frasi di questo poema... la speranza? da domani.

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